giovedì 25 agosto 2011

Chi si ricorda di Fred Buscaglione

Secondo appuntamento con le canzoni di Fred Buscaglione, questa volta con due canzoni.
Il primo brano è Porfirio Villarosa, uno delle primissime canzoni pubblicate da Buscaglione nel 1956.
Il pezzo narra le avventure amorose di Porfirio Villarosa, ispirato alla vera figura di Porfirio Rubirosa, noto rubacuori dell'epoca.
Leo Chiosso, storico amico e paroliere di Buscaglione, decise di trasformare Porfirio Rubirosa in Porfirio Villarosa e nella canzone si cantano le gesta amorose di questo dongiovanni che lavora come manovale alla Viscosa di Torino. 
Il brano è piacevole e simpatico, in maniera particolare, a mio parere, quando il coro intona 
Porfirio alle donne cosa fai
tutte quante tu le inguai, come mai, come mai, Porfirio

Porfirio alle dive sai piacer,qualche cosa devi aver come fai, come fai.



Per presentere il secondo brano non sono necessarie parole, non serve nemmeno intonarne il motivo, basterebbe solo un semplice fischio.
Che bambola, uno dei brani più celebri di Buscaglione è anche quello che l'ha reso famoso. 
La canzone difatti nasce nel 1956, periodo in cui in Italia regna la musica melodica di Claudio Villa e Nilla Pizzi, in questo insieme di musiche strappalacrime Buscaglione, reduce dalla guerra e fresco fondatore del gruppo degli Asternovas; porta una vera e propria ventata di novità. Con la sua canzone egli introduce in Italia il mito dell'America, un mito al quale però guarda, come Renato Carosone, in modo ironico e parodistico e si presenta al pubblico nella veste che lo ha reso celebre e che lo ha caratterizzato per gran parte delle sua carriera: la figura del duro amante dell'alcool e delle belle donne.
Pur se altamente innovativa, Che bambola non venne immediatamente compresa dalle case discografiche dell'epoca, abituate ancora alle passionali melodie della musica che regnava al tempo. Ironia della sorte, fu proprio un cantante melodico, Gino Latilla, a credere nel talento di Fred Buscaglione e ad insistere affinché la casa discografica Cedra gli facesse incidere dei dischi. Buscaglione forse sarebbe riuscito lo stesso ad imporsi nel panorama della musica italiana, data la sua indubbia bravura, ma il ruolo di Latilla è stato comunque fondamentale in quanto lo ha fatto conoscere al grande pubblico, un pubblico che per la prima volta ascoltava alla radio una canzone allegra, divertente, caratterizzata da una grande quantità di suoni, come botti, orologi a cucù e naturalmente l'immancabile fischio, che ne fanno ancora oggi, una delle canzoni più progressiste e divertenti della musica italiana.
Buon ascolto


                                                                                                                                  By Pamy

martedì 2 agosto 2011

Genio e sregolatezza di un mito

…Non voglio bere mai più
 ho solo bisogno di un amico
 non passerò dieci settimane qui
 mentre tutti pensano che
 stia in via di guarigione
 non è solo questione di orgoglio è solo per le lacrime che ho buttato…

Il 23 luglio scorso moriva la cantante Amy Winehouse la cui personalità è ben definita dal testo in alto, tratto dalla canzone che l’ha resa famosa: “Rehab” nel 2006. Una canzone bellissima subito apprezzata dal pubblico e dalla critica a dimostrazione del talento indiscusso della Winehouse, ma di cui soltanto oggi ci si rende effettivamente conto del valore. In essa la cantante vi aveva messo il cuore, pertanto la canzone non era soltanto un fattore commerciale ma anche un mezzo per dichiarare al mondo la sua sofferenza, per chiedere inconsciamente aiuto. A circa una settimana dalla sua morte, queste parole fanno un altro effetto, dalla spensieratezza con cui all’epoca schiere di ragazzi, intonavano la celebre sequenza musicale: “No – No – No”. Quei “No” erano il rifiuto di Amy Winehouse alla disintossicazione dall’alcool e dalla droga, che già allora caratterizzavano la sua travagliata vita e che la condurranno alla morte.
Cantate eccessiva e anticonformista, Amy Winehouse non era una star pop o rock, come qualcuno l’ha definita, ma era una star musicalmente più vicina ad Aretha Franklin che a Lady Gaga, la sua voce era uno straordinario incrocio di tonalità black and white, la sua musica è un magico mix di jazz, blues, soul e rock.
Amy Winehouse non era la semplice cantante di successo del momento, era una vera artista, impegnata a creare un genere musicale più ricercato, di qualità, ma soprattutto un mezzo di comunicazione per esprimere i suoi sentimenti, la sua passione e la sua intensità interpretativa, la portavano spesso a piangere durante le sue esibizioni. Una passione e un’intensità manifestate fin da piccola e probabilmente ereditate dalla nonna, ex cantante jazz, a cui era legatissima, un sogno realizzato con la pubblicazione del primo album Frank, nel 2003 e nel 2006 con il secondo album Back to black, che le regala successo, fama e la vincita di ben 5 Grammy Awards.
Fama e successo però, non le regalano la serenità e l’equilibrio giusto per affrontare le difficoltà della sua vita, anzi peggiorano la situazione. Amy è troppo debole per gestire la sua celebrità e i suoi eccessi diventano sempre più gravi al punto da oscurare in parte il suo talento. Le persone la identificavano sempre più spesso come “quella pop star che non si è presentata a ritirare i Grammy Awards perché era in clinica a disintossicarsi” - “quella rock star che canta ubriaca” - “quella cantante così magra, trasandata, svampita”.
La sua vita è diventata sempre più drammatica e difficile fino ad arrivare agli ultimi, penosi concerti. La cantante è in uno stato pietoso. Rivedere, dopo la sua morte, questi momenti angosciosi provoca un sentimento diverso dallo sgomento iniziale. Rivederli ora, si prova dispiacere per la perdita, commozione per le penose condizioni della cantante, malinconia per un talento finito e rabbia verso lo star system che mai come in questo caso, mostra la sua spietatezza nell’usare l’artista fino all’estremo.
Oggi si piange Amy Winehouse, ma ieri si criticavano i suoi eccessi senza comprendere la sua solitudine, i suoi comportamenti infantili, le sue richieste di aiuto. Nonostante la sua morte fosse annunciata, la notizia del decesso ha provocato un misto di sentimenti contrastanti: sbalordimento, dispiacere, sorpresa, stupore e sbigottimento. E tanta curiosità. Oggi si vuole conoscere tutto di Amy Winehouse, i suoi sentimenti, il suo dolore, si riascoltano le sue canzoni con animo diverso.
Amy Winehouse ha avuto poco tempo per lasciare un’eredità ricca di successi, sono soltanto due gli album pubblicati nella sua breve vita, ma tanto è bastato per entrare nel cuore della gente e diventare una leggenda. A poche ore dalla sua morte la sua figura è stata subito inserita nella cerchia degli artisti intramontabili che hanno segnato la storia della musica mondiale, amati da generazioni di giovani e che hanno in comune il talento, la trasgressione, i vizi, gli eccessi, la vita dannata e la morte precoce.
Amy Winehouse è entrata di diritto nell’Olimpo dei Miti al fianco di Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain, Freddy Mercury, Elvis Presley, Michael Jackson… accompagnata dalle note di Back to black:

“…Ho camminato su una strada faticosa.
Ci siamo detti addio solo con le parole
 sono morta un centinaio di volte
 tu torni da lei
 ed io torno a
lutto, lutto, lutto, lutto, lutto, lutto, lutto


                                                                                                    By Pamy

giovedì 21 luglio 2011

Chi si ricorda di Fred Buscaglione?

Chi non conosce le canzoni Eri piccola così -  Whisky facile - Guarda che luna?
Chi non ha mai fischiettato al passaggio di una bella ragazza: fiufiuuuuu, che bambola!
Ma quanti conoscono l'autore ed interprete di queste note così familiari?
Chi si ricorda di Fred Buscaglione?
Fred Buscaglione, é stato un artista italiano dalla carriera molto breve, dal debutto nel  1955 alla fine nel 1960. Una fine tragica perchè sarà un terribile  incidente stradale a stroncare la vita dell'artista, a soli 38 anni.
Sono solo cinque anni anni ma a Buscaglioni sono bastati per mettere in luce il suo straordinario e particolare talento.
Un talento che a 51 anni dalla sua morte è ancora impareggiabile e che nessuno è stato capace di eguagliare.
Fred Buscaglione rimane ancora oggi, straordinariamente unico.
Sicuramente tutti in un angolino della nostra mente, conserviamo l'immagine di una cantante un pò pienotto, con i capelli neri e brillantinati, un ciuffo un pò ribelle, i baffetti, il vestito da gangster, e l'aria sorniona.
Però tanti giovani, se gli chiedi chi è Fred Buscaglione fanno fatica a metterlo in luce. Sarà per il cinquantennio trascorso, ma Buscaglione merita di essere ricordato e amato di più.
Proviamo allora a  riscoprirlo, conoscerlo meglio e goderci il suo talento.
Partiamo da Teresa non sparare, simpatica canzone del 1956 in cui un marito traditore cerca di giustificare alla moglie infuriata la sua scappatella amorosa, ma ahimé, le sue scuse non serviranno a molto. E' un pezzo divertente che mette in risalto la spiritosa interpretazione di Buscaglione e fa capire come certe persone possano inventarsi di tutto pur di giustificarsi. Buon ascolto.                                             



                                                                                                                            By Pamy

sabato 28 maggio 2011

Il non-spirato, Nosferatu

Una delle creature più affascinanti della storia della letteratura, del cinema e dell'immaginario collettivo, è quella del vampiro. Il vampiro, dagli albori con l'opera letteraria Dracula di Bram Stoker (che a sua volta si ispira al Lord Ruthven di John Polidori) fino al più recente Edward della saga di Twilight, è stato sempre descritto come un essere immortale, che si nutre di sangue, pericoloso ma anche elegante, sensuale, affascinante. Ma non è sempre stato così. Prima che la figura del vampiro classico si imponesse nell'immaginario collettivo, i bevitori di sangue erano descritti come mostri sanguinari, spietati,
terribili assassini con ridotte facoltà mentali, l'esempio più celebre di questa fase storica del vampiro è Nosferatu.
Nosferatu il vampiro è un film del 1922 diretto da Friedrich Wilhelm Murnau ed è ritenuto uno dei più importanti del cinema horror ed espressionista. Liberamente ispirato al romanzo di  Bram Stoker, la trama presenta una storia abbastanza fedele al libro, un giovane che si reca al castello di un oscuro conte - il vampiro - viene imprigionato e usato dal conte-vampiro per  sfruttare al meglio l'opportunità di seminare morte e terrore, ma con alcune sostanziali modifiche. Il conte-vampiro non si chiama Dracula ma Orlok o Nosferatu (dal rumeno Non Spirato, quindi il Non Morto di Van Helsing). Nomi diversi hanno anche gli altri personaggi del film rispetto al libro, il titolo è diverso, l'ambientazione è diversa (non la Transilvania, ma i Carpazi), ma è soprattutto la figura del conte Orlok ad essere diversa. Alto, terribilmente magro, calvo, con orecchie appuntite, mani munite di lunghi artigli ed incisivi (e non i canini) superiori appuntiti, Nosferatu non ha nulla del fascino ambiguo di Dracula. 
Insomma Nosferatu sembra essere proprio un personaggio estraneo alla figura del vampiro così come lo intendiamo noi, ma a dispetto della sua diversità, il suo successo è stato tale che ancora oggi, a distanza di quasi 90 anni dal film, fa ancora parlare di se'. Certamente oggi, il film non suscita più l'orrore che avrà terrorizzato il pubblico di allora, ma rimane una pietra miliare della storia del cinema e Nosferatu, sotto sotto, provoca ancora qualche piccolo brivido.
                                                                                                                                                                                                                                      By Pamy

martedì 10 maggio 2011

Aliene presenze

 Nella prima settimana di aprile di quest’anno, una notizia è apparsa su un importante quotidiano italiano: L’FBI apre gli archivi segreti relativi agli UFO.
Purtroppo o per fortuna, i segretissimi documenti si basano su una falsa notizia.
Gli avvistamenti di cui parlano, risalenti al periodo 1947/1950, non sono altro che invenzioni fantasiose di alcune persone, tramandate di voce in voce, fino ad arrivare alle orecchie della famosa organizzazione. Si tratta perciò di una bufala, ma la cosa sorprendente non è tanto la scoperta che gli avvistamenti sono falsi, quanto l’indifferenza con cui si è appreso che l’FBI avesse un archivio segreto sugli UFO. Questa notizia in altri tempi avrebbe sicuramente suscitato grande emozione, come accadde ad esempio nel 1938 quando un giovane Orson Welles leggendo, a una trasmissione radiofonica americana, un adattamento del libro “La guerra dei mondi” (che racconta dell’invasione della terra da parte di alieni feroci e assassini) suscitò il panico nella popolazione statunitense che credette vero uno scherzo ideato dell’attore. Welles, è stato uno dei più grandi attori del mondo e in questo caso ha dimostrato di possedere anche di una buona dose di furbizia, talmente bravo nella recitazione da far passare per reale quella che era solo una fantasia. La buona riuscita dello scherzo, però, ha avuto un altro buon alleato: l’angoscia che uno dei misteri più discussi da sempre suscita negli uomini, quella sull’esistenza degli extraterrestri.
Oggi evidentemente gli uomini hanno meno paura degli ufo. L’argomento affascina sempre tant’è che gli avvistamenti sono aumentati a dismisura, ma ci spaventano di meno. Forse i tanti libri, i tanti film, i documentari televisivi, hanno portato, man mano, le persone ad accettare prima l’eventualità dell’esistenza di esseri alieni e poi che queste creature potrebbero anche non essere crudeli. Forse perché la figura del marziano si è andata modificando nel corso degli anni.
L’invasione degli alieni a danno del nostro pianeta, descritta nel libro “La guerra dei mondi”, è angosciante. Gli extraterresti sono esseri crudeli che si servono di terribili macchine a tre gambe, dette Tripodi, per assaltare intere comunità, incenerire e imprigionare gli esseri umani. In sole tre settimane, s’impossessano dell’Inghilterra meridionale e sottomettendo gli umani, se ne nutrono. Tuttavia, non avendo difese immunitarie contro le malattie terrestri, gli alieni si ammaleranno e saranno sterminati, lasciando però intere città distrutte e la popolazione umana decimata.  Del libro esistono varie trasposizioni cinematografiche, di cui le più importanti sono una del 1953 (diretta da Byron Haskin) e un’altra del 2005 (diretta da Steven Spielberg e interpretata da Tom Cruise). Da questo libro prenderà vita il genere fantascientifico che molto successo ha avuto sia in ambito letterario che cinematografico. Già nel 1951, però, il film “Ultimatum alla Terra” ci presenta un alieno diverso dagli esseri sanguinari de “La guerra dei mondi”, un alieno quasi divino.
Un extraterrestre di nome  Klaatu, scende sulla Terra per avvisare gli uomini che la loro cattiveria li sta distruggendo. L’Ultimatum è questo: ravvedetevi prima che sia troppo tardi. Klaatu stesso conoscerà, a sue spese, la cattiveria degli uomini tanto da essere indeciso se aiutarli o lasciarli al loro destino. Sarà l’amore che comunque cova nell’animo umano, a farlo decidere. A fermare la distruzione.
Dagli anni  ’70 la rappresentazione dell’alieno cambia ancora, in particolare con i film di Spielberg che ci descrivono, un extraterrestre non più invasore mostruoso, ma benevolo e umano, e riescono ad aprire i film di fantascienza alla massa.  Nel 1978 infatti, Steven Spielberg vince 2 premi Oscar per “Incontri ravvicinati del terzo tipo” con il quale ipotizza un primo contatto tra l'umanità ed entità extraterrestri. Nel 1982 dirige il famosissimo film “E.T. l’extra-terrestre”. Qui l’alieno è completamente diverso, un essere né crudele come ne “La guerra dei mondi” né buono ma un po’ freddo di “Ultimatum alla terra”. Un alieno che ispira tenerezza, gioca con i bambini e fa scendere qualche lacrima di commozione.
Negli anni ’80, il genere cinematografico di maggiore successo diventa quello fantascientifico.
E.T. è l’extraterreste ideale, ma non illudiamoci, questo esserino verde non ha estinto del tutto la paura, a farla riemergere ci pensano i registi Ridley Scott, con “Alien” nel 1979 e Roland Emmerich con “Independence Day” nel 1996. Gli alieni ritornano a minacciare gli uomini. Nel primo film, essi sono delle macchine programmate per uccidere, si riproducono parassitando gli altri esseri viventi, che muoiono atrocemente, al momento del parto. Una guerra che si svolge però lontano dalla terra, in astronavi orbitanti nello spazio. Nel secondo film, gli alieni scendono sulla Terra con dischi volanti enormi con l’obiettivo di totale distruzione. Non sono mancate rappresentazioni umoristiche di extraterrestri come ad es. “Men in black” del 1997 diretto da Barry Sonnenfeld, vincitore di 1 premio Oscar e “Mars Attacks” del 1996 diretto da Tim Burton.
Non solo il cinema si è interessato a questo fenomeno, ma anche la letteratura, la televisione, la musica e naturalmente la scienza. In tutti questi anni gli ufo ci hanno accompagnato fino quasi ad abituarci alla loro “presenza”. Alcune teorie affermano che gli alieni sono già tra noi e si sono integrati già da qualche tempo, altre addirittura che l’evento straordinario del 2012 sarà proprio la rivelazione degli extraterrestri agli uomini, per costruire insieme un futuro migliore.
                                                                                                                                       By Pamy

martedì 3 maggio 2011

A bordo dell'Enterprise

" Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell'astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all'esplorazione di nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima."
Se due persone si trovassero a leggere queste parole, una di queste potrebbe dire: " dovrebbe essere una frase contenuta in qualche film o romanzo di fantascienza visto che si parla di spazio, astronave, nuovi mondi...".

L'altra  risponderebbe:  " Ma no, quale film o libro. Qui non si parla di un'astronave qualsiasi ma dell'Enterprise, e quando si parla dell'Enterprise non può trattarsi che di Star Trek."
Ed avrebbe ragione.


Infatti queste parole compongono l'intro della sigla delle prime tre serie di Star Trek.
Attenzione però; parliamo della prime serie, quella definita classica o, per meglio comprenderci, quella dove figurano il capitano Kirk, il mitico signor Spock, il dottor Mccoy e eltri personaggi secondari come Sulu, Scott, Uhura.

Non parliamo di una serie televisiva di recente creazione, infatti l'universo di Star Trek fu creato da Gene Rodenberry nel lontano 1966, come direbbe il signor Spock, "per la precisione 46 anni fa signori". Un pò come succede per tutte le cose di valore, inizialmente la serie non ebbe molto successo, ma con il passare degli anni divenne una delle più popolari della storia della televisione, a cui seguiranno altre cinque serie, di ben undici film (l'ultimo del 2009) e ha dato il via ad un fandom senza precedenti.
Ma come mai una serie così "datata" ha avuto un successo tanto clamoroso? Forse perchè l'ambientazione è in un futuro molto lontano con l'intera popolazione umana che vaga per lo spazio. Viaggi avventurosi e non privi di pericoli, nuove conoscenze (a volte di amicizia, a volte bellicosi) con diverse specie extraterrestri, come ad esempio i Klingon, i Romulani, i Vulcaniani. Il successo della serie è dovuto anche ai temi affrontati per prima volta dallo schermo televisivo, uno tra tutti, il tema razziale.Per la prima volta, infatti, venivano riuniti nello stesso ambiente (la navicella spaziale Enterprise) persone di culture diverse: russi, scozzesi, extraterrestri, cinesi, uomini di colore. E per la prima volta, il pubblico televisivo assiste ad un bacio interrazziale tra il Capitano Kirk (bianco) e il tenente Uhura (nera), nel celeberrimo episodio intitolato "Umiliati per forza maggiore". Del corso del loro viaggio, ai confini dell'Universo, Kirk e company si ritrovano ad affrontare 
esperienze mirabolanti d'amore, sofferenza, amicizia, morte, divertimento, mistero. Insomma l'universo di Star Trek è un mix di continua avventura che non stanca mai, nemmeno dopo tanti anni dalla sua uscita.
Di sicuro c'è che Star Trek accende ancora le nostre fantasie sul futuro e ci fa sperare in un mondo migliore. 
Una serie  "logicamente interessante."
                                                                                                                                               By Pamy