lunedì 23 novembre 2015

“La ragazza del treno”/“L’amore bugiardo” 
La ragazza del treno - Paula Hawkins
- EnneEffe -

La ragazza del treno” e “L’amore bugiardo” sono due libri che spesso si trovano accostati perché, secondo alcuni, sono simili o meglio, dato che il primo è stato scritto successivamente al secondo, l’uno sarebbe la copia dell’altro.
Sarà vero?
Una prima similitudine potrebbe essere data dal fatto che i due libri, di recente pubblicazione (2013 per L’amore bugiardo e 2015 per La ragazza del treno) hanno creato un’aspettativa alta nei lettori, incentivati da una sapiente pubblicità, che però è risultata non all’altezza della situazione (soprattutto per La ragazza del treno) quindi i due libri hanno deluso più di qualche lettore compreso me, anche se non totalmente.
Poi si potrebbe dire che entrambi i libri:
- sono stati scritti da donne ed hanno come protagoniste delle donne;
- sono dei thriller;
- si indaga sulla sparizione di una donna;
- trattano il tema focale dell’apparire, del ciò che sembra ma non è; ed anche    della manipolazione psicologica e non, delle persone;
- si focalizzano anche sui legami “sbagliati”;
- sono strutturati in stile diario temporale.

Detto così sembra che in effetti Paula Hawkins, l’autrice del La ragazza del treno (che per comodità chiamerò X) abbia copiato da Gillian Flynn, l’autrice de L’amore bugiardo (che, sempre per comodità, chiamerò Y).

domenica 1 febbraio 2015

IDI DI MARZO - Valerio Massimo Manfredi -

- EnneEffe -

Idi di marzo è il primo libro che ho letto di Valerio Massimo Manfredi.
Ho regalato alcuni suoi libri, lo conoscevo come conduttore televisivo bravo e coinvolgente, conoscevo la sua fama di archeologo, docente, vincitore di numerosi e prestigiosi premi, ma non lo conoscevo come scrittore. Pur avendolo nel mio “mirino” ci ho messo un po’ prima di leggere un suo libro.
Poi mi è capitato tra le mani Idi di marzo e finalmente ho avuto modo di colmare questa mia lacuna. La curiosità e l’aspettativa erano grandi e il libro, pur non avendomi colpito particolarmente, non mi ha deluso; da esso emergono tutte le qualità che hanno fatto di Valerio Massimo Manfredi un sinonimo di cultura e professionalità, si sente il docente, lo storico, l’archeologo e l’appassionato.
Mi è capitato di aver ascoltato un’intervista che Manfredi ha concesso per l’occasione, così ho avuto modo di confermare le mie sensazioni e di apprezzare meglio la vicenda storica. L’autore non definisce il suo libro storico – come evidentemente in modo errato tutti pensano – ma politico su base emotiva, in quanto tratta di una delle vicende più emozionanti della nostra storia: l’uccisione di Giulio Cesare.
Narra infatti degli ultimi otto giorni di vita del grande condottiero, un Cesare minato dalle crisi epilettiche che lo assalgono all’improvviso e lo devastano, stanco, probabilmente consapevole della minaccia incombente, una minaccia che lui non sembra contrastare e anzi, come rassegnato, sembra accettare il proprio destino.

martedì 6 gennaio 2015

I PILASTRI DELLA TERRA  - Ken Follett -


- EnneEffe -

“A Tom era stato offerto il posto di capomastro del castellano di Exeter, con il compito di riparare e migliorare le fortificazioni della città. Sarebbe stato un incarico a vita, esclusi gli incidenti. Ma Tom aveva rifiutato perché desiderava costruire un’altra cattedrale.”
Per la precisione, Tom vuole costruire la più bella cattedrale che si fosse mai vista nell’Inghilterra degli anni 1000 e la protagonista di questo libro è proprio lei: una cattedrale da costruire.
In un arco di tempo quarantennale tra foreste, monasteri e castelli, tra storia e fantasia, tra omicidi, stupri e maledizioni, molte sono le traversie che minacciano la realizzazione della cattedrale, desiderio non solo di Tom, ma anche di Jack – suo figlio adottivo – e di Philip – priore di Kingsbridge.
Kingsbrige è il villaggio immaginario in cui si intrecciano le vicende dei vari personaggi e che al’inizio del racconto altro non è che un villaggio povero e malandato a causa della noncuranza del vecchio priore James. Alla morte di James, Philip diventa il nuovo priore e sotto la sua guida, Kingsbridge fiorisce e rinasce ogni volta che la carestia o la malvagità del signorotto di turno lo distrugge.
Lungo il corso dei 40 anni narrati nel libro, si assiste alla trasformazione di Kingsbridge da misero villaggio a fiorente città che il lettore vede crescere e migliorare, così come conosce i vari personaggi giovani o addirittura bambini e li vede crescere, invecchiare e morire.
Sullo sfondo c’è la guerra di successione per il trono di Inghilterra che influenza la vita dei vari personaggi, i quali a loro volta combattono la loro guerra personale. Il priore Philip, Tom, Aliena, Richard, Jack combattono per difendersi dalla malvagità del conte William Hamleigh, un giovane tanto aitante quanto violento, coadiuvato dall’ambizioso vescovo Waleran Bigod che gli assicura la salvezza della sua superstiziosa anima assolvendolo “… anticipatamente dalle uccisioni che avrebbe compiuto quel giorno”. Ma la vera battaglia è combattuta per costruire la cattedrale, la cui realizzazione viene di volta in volta minacciata dalle angherie di William e dall’invidia di Waleran. La cattedrale sarà testimone delle morti e delle vittorie, delle rinascite e delle sconfitte, dei sacrifici e delle delusioni che si alterneranno nel corso degli anni; alla sua ombra si consumeranno gli odi e gli amori dei vari protagonisti.
Philip è un’anima tutta dedita a Dio e alla religione, pronto ad aiutare il prossimo anche il nemico se ha la capacità di redimersi, non possiede il carisma del grande predicatore ma è fornito di una intelligenza viva  e una notevole capacità di trovare sempre la soluzione giusta per risolvere i problemi che man mano gli si parano davanti, forse sostenuto anche da un qualche aiuto divino.
I problemi di Philip e del suo priorato, come già specificato, sono per la maggior parte causati da William Hamleigh, ma William non riesce ad ottenere sempre ciò che vuole, ad esempio Aliena - la figlia del conte di Shiring – da cui si sente attratto irresistibilmente, lo rifiuta, manda a monte il matrimonio stabilito con lui umiliandolo pubblicamente incurante della nefaste conseguenze di tale gesto e non riesce neanche a sopraffare il priore Philip che trova sempre un modo per fronteggiarlo e per intimorirlo minacciandogli le fiamme dell’inferno.
Però riesce a spodestare il padre di Aliena dal castello e ad usurpare il titolo di conte al fratello di Aliena, Richard.
Il clero, l’esercito e la nobiltà sono le forze schierate in campo che si fronteggiano o si alleano a seconda dell’interesse, come ad esempio nel caso dell’impiccagione di un innocente condannato per nascondere della verità scomoda, in cui “…il prete aveva sorpreso il ladro in flagrante; il frate aveva riconosciuto il calice d’argento che apparteneva al suo monastero; il cavaliere e il signore del ladro e l’aveva identificato come un fuggiasco e lo sceriffo l’aveva condannato a morte”.
Un altro aspetto interessante è la rappresentazione del bene e del male che non sono separati ma si mescolano e coesistono, il clero ad esempio non è la sede del bene assoluto ma anche della perfida e dell’ambizione, così come l’esercito non è male assoluto ma anche fierezza e lealtà. Anche negli stessi personaggi albergano sia il bene che il male: William ad es. che è il male, non disdegna però alcuni momenti di pietà o di disgusto nel notare l’ambiguità del suo amico-vescovo Bigod, così come pure Philip il buono, manifesta in alcuni casi un lato del carattere burbero, austero e autoritario. Simbolo di questa connivenza tra bene e male potrebbe essere Ellen che è sia una strega capace di formulare atroci maledizioni (anche se a ragione) sia una madre e moglie amorosa o anche Richard forte e valoroso ma anche egoista e nullafacente.


Questo libro offre una lettura abbastanza piacevole anche se non particolarmente coinvolgente. I personaggi sono ben strutturati e lo stile è scorrevole. Le storie inventate dei protagonisti si intrecciano bene con la storia reale di sfondo – di manzoniana memoria –  e riescono a coinvolgere il lettore anche se a volte diventano un po’ surreali o scontate. Dai protagonisti di questo romanzo storico discenderanno i personaggi di Mondo senza fine, il sequel dei Pilastri della terra, che però, a mio parere, risulta di tono minore.


martedì 18 febbraio 2014

Che fine ha fatto Ron Weasley?

- EnneEffe -

Erano in tre: Harry, Hermione e Ron. 
Amici inseparabili, compagni di mille avventure. 
Al pari di Sam per Frodo, se non ci fossero stati Ron e Hermione Harry sarebbe uscito dalle sue disavventure mille volte con le ossa rotte, SE ne fosse uscito. 
E' grazie alle geniali intuizioni e le opportune nozioni di Hermione, alle insospettabili abilità di Ron, che Harry è uscito sempre vittorioso dagli scontri con Voldemort. Sempre in tre, sempre uniti. Nella buona e nella cattiva sorte. 
Che divertimento quelle giornate trascorse alla "Tana" o in volo sulla macchina magica, con Ron sempre al fianco di Harry. 
Ma, dopo che i pesanti portoni del castello di Hogwards si sono chiusi e con essi è calata la parola "fine" sulla lunga saga di Harry Potter, Ron che fine ha fatto?
Smessi i panni dei maghetti, i numerosi attori che hanno preso parte ai film, hanno dovuto trovare una nuova occupazione. Fra tutti, quello che ha riscosso il maggior successo è stato sicuramente Cedric Diggory - alias Robert Pattison -  morto per mano, anzi bacchetta, di Voldemort, e "resuscitato" come vampiro nei panni di Edward di Twilight. Guardando la Tv è capitato di aver visto Harry Potter/Daniel Radcliff; Hermione Granger/Emma Watson - promuovere spettacoli teatrali o film, l'uno in The woman in black; l'altra in Bling Ring Noah, per citarne alcuni. Persino il perfido Draco Malfoy/Tom Felton si è visto, meritatamente, in un film "a parte Harry Potter", cioè nell'Alba del pianeta delle scimmie.
Invece Ron Weasley/Rupert Grint, oltre al film in viaggio con Evie (al fianco di Julie Walters, ovvero mamma Weasley) e il bel videoclip del singolo Lego House di Ed Sheeran, quale altro lavoro di un certo rilievo ha fatto? 
Eppure fra i tre, era sicuramente il più simpatico.
Meno "prescelto" di Harry, famoso di riflesso e spesso sottovalutato, Ron invece è un personaggio molto interessante già sulla carta, sullo schermo l'attore Rupert Grint lo ha interpretato alla perfezione. Come dimenticare la tenerezza delle prime inquadrature del piccolo Ron in treno con il naso sporco?

E che dire della straordinaria mimica nelle scene in cui si trova faccia a faccia con l'orripilante Aragog o quando commenta: "che brutta idea, che brutta idea" osservando terrorizzato Lupin trasformato in lupo mannaro?





Ma anche infatuato di Lavanda Brown affatturato da Romilda Vane, innamorato di Hermione, addolorato per la morte di Fred, geloso, arrabbiato, dolce, ecc.ecc...

Bravo, indubbiamente bravo, ma allora perché? Perché fra tutti, Rupert Grint è quello che lavora meno? Quello che riscuote meno successo "a parte Harry Potter"?
CHE PECCATO!!! 
Ho sempre personalmente ritenuto che il successo di un artista lo si misuri principalmente dalle emozioni che riesce a comunicare, magari può non esserci una perfetta professionalità, ma se si possiede quella misteriosa capacità di emozionare, si entra direttamente nel cuore del pubblico.
Beh, ho sempre ritenuto che Rupert Grint questa capacità la possedesse, più di Daniel Radcliff. Quando lo guardavo nei panni di Ron dicevo a me stessa e anche agli altri: "questo è uno che se non si perde, farà molta strada!" Il mio timore era che si perdesse nelle spire di un successo planetario e difficile da gestire per chiunque a maggior ragione per un adolescente. Purtroppo, stando ad alcune notizie, qualcosa del genere sembra essere successo, sperando che siano solo delle bufale pare infatti che sia Grint che Radcliff siano stati, o lo sono ancora, abbastanza dediti all'alcol. Dall'altro canto gira anche la notizia che invece di investire i suoi guadagni in auto o case da capogiro, Grint abbia comprato un camioncino di gelati che in attesa dell'autorizzazione alla vendita, distribuisce gratuitamente.
A me comunque, manca molto come attore, sono convinta che Rupert Grint abbia tanto talento da regalare.
Per questo vorrei dirgli: "caro Rupert Grint, ci hai fatto emozionare, sorridere, ridere, piangere.... ci siamo affezionati a te, vorremmo rivederti per ritornare ad emozionarci perché sappiamo che tu ne sei capace".
In attesa di Rupert, godiamoci Ron che in fatto di simpatia è di gran lunga più magico di Harry.

martedì 23 luglio 2013

La signora James e le sue sfumature

Della trilogia delle "Cinquanta sfumature" se ne è parlato tanto e dappertutto, si è detto di tutto e di più con commenti per la maggior parte poco lusinghieri. Mi sorge un dubbio: sarà veramente così? Le 50 sfumature sono davvero tre libri così brutti? Non c'è qualcosa di positivo? In realtà, a ben guardare si!
Vediamo un po'.
Primo elemento positivo: il titolo.
Cinquanta sfumature di grigio (poi di nero e di rosso) è un titolo bello, molto intrigante e fantasioso, quel genere di titolo che attira il lettore ignaro della trama del romanzo e che gli fa pensare: "Però, questo titolo è interessante, quasi quasi mi compro il libro".
Secondo elemento positivo:  l'abilità della scrittrice.
E.L. James, l'autrice dei libri, ha avuto una buona dose di abilità (e furbizia) nell'aver capito cosa i lettori o meglio lettrici, volevano leggere e di scriverlo e, alla faccia di quanti hanno storto il muso davanti alla sua opera, lei ha vinto: ha scritto tre libri di fama mondiale, è diventata una scrittrice conosciuta in ogni angolo della terra e soprattutto ha incassato una montagna di bei soldoni.
Terzo elemento positivo: Mmmmm.........................mmmm.......................mmmm.......................mmm...
Mmmmm..., pare sia difficile trovarlo. In effetti, a parte i due elementi sopra citati, sembra che non ci siano altri aspetti positivi nei tre romanzi.
E, invece, per quanto riguarda gli aspetti negativi tanto sottolineati da tutti?
Una delle critiche maggiori che si fanno alle Cinquanta sfumature è il fatto di riprendere molto fedelmente, ma molto molto, la storia dei romanzi di Twilight, anzi sembra proprio che l'autrice abbia sviluppato la trama dei libri da una fanfiction basata proprio sulla saga di Bella ed Edward, e di esempi a favore di questa tesi ce ne sono parecchi. Analizziamoli:
entrambe le protagoniste, Bella e Anastasia, sono studentesse sui 20 anni circa, con i genitori separati (le madri sono un po' infantili e già risposate mentre i padri fanno vita da single e sono uomini piuttosto burberi), descritte inizialmente come ragazze senza nessun pregio di rilievo, a parte un grande talento per la goffaggine e le brutte figure ma che, nonostante questo, stregano il cuore dell'eterno migliore amico (bello, simpatico ma non degno del loro amore). Poi, man mano che il tempo passa, le due ragazze si trasformano da crisalidi in splendide farfalle; non si sa per quale miracolo, da mezze tacche diventano delle strafighe, capaci di  mandare in orbita il meglio che c'è sulla piazza, ma loro non lo sanno! Modeste!!!
All'improvviso quando meno se lo aspettano, senza saperlo e nemmeno sospettarlo, mentre ruzzolano per terra o rischiano di essere investite da un'auto ecco che fulminano l'esemplare di ragazzo più bello che si possa immaginare, i signorini Edward  Cullen e Christian Grey, ovverosia la quintessenza delle virtù maschili: bellissimi, ricchissimi, acculturati, misteriosi, adottati da una famiglia facoltosa con una sorella fastidiosa e rompiscatole che più non se ne può, irraggiungibili e pericolosi ma pazzi, pazzi delle due ragazze con le quali iniziano una tormentata storia d'amore. 
Tormentata, perchè Edward è un vampiro e Christian è un uomo con strane abitudini sessuali... e tanto Christian è aperto e perverso ad ogni esperienza di letto (e non solo) tanto Edward è casto e vergine, facendo penare non poco Bella, bramosa di attenzioni che vadano oltre un casto bacio e qualche carezza.
Tra alti e bassi, le coppie iniziano il loro rapporto che però, purtroppo, è minato dai mille problemi "di tutti i giorni": si va da lupi mannari a donne pedofile, da anziani vampiri italiani a datori di lavoro molto vendicativi. Fortunatamente Bella ed Anastasia sono due ragazze piene di coraggio e sangue freddo e riusciranno a far fronte a tutte le difficoltà difendendo il loro amore.
Quindi, come ogni romanzo d'amore che si rispetti, tutte e due le coppie coroneranno il loro sogno con una matrimonio da favola, una luna di miele da mille e una notte e, ovviamente, una bella gravidanza indesiderata che provocherà non pochi problemi con tanto di sfuriate e istigazioni all'aborto da parte dei due papà.
Per fortuna tutto si risolverà e le due coppie vivranno una perfetta vita felice, sempre innamorate da morire, per tutta la vita e anche oltre.
Chiaro da questa analisi che le somiglianze tra i due libri sono tante e tante (e non si fermano a quelle sopra scritte), così tante che è difficile pensare ad una coincidenza, è più plausibile pensare ad una scopiazzatura bella e buona e il libro della Meyer ne esce doppiamente vincitore; primo perché è stato copiato, secondo perché è stato copiato male, pur non essendo io per nulla un'amante della saga di Twilight, sicuramente la reputo mille volte migliore delle 50 sfumature. Perlomeno, nella saga di Twilight, una trama, un tema, degli spunti interessanti si possono trovare e il lettore è stimolato ad andare avanti con la storia per scoprire cosa succederà dopo.
Il primo punto è stato risolto
L'altra critica mossa ai libri è che in essi di ripetono fino alla nausea lo stesso tipo di frasi, azioni e situazioni. Esempi?
Non solo Anastasia arrossisce, alza gli occhi al cielo e si morde il labbro almeno 50 volte al giorno (ecco, questo avrebbe potuto essere il titolo: 50 volte al giorno), non solo ci aggiorna ogni minuto/secondo delle reazioni (sconce) della sua "simpaticissima" dea interiore; ma, nei libri, si ripetono all'infinito le profonde riflessioni che i due amanti si scambiano quando discutono ad es. del dramma della fame nel mondo o della forza dell'amore, con frasi tipo: "Anastasia mangia. Forza mangia. DEVI mangiare"; - "Miss Steele sei proprio bella e ti amo tanto", "Oh no Mister Grey, tu sei più bello e ti amo di più io",  discorsi "profondi" che affrontano nei rarissimi momenti di pausa forzata dalla loro attività preferita: il sesso sfrenato in tutti i luoghi, in tutti i modi, in tutte le posizioni e, direi anche, in tutti i laghi.
Chissà, viene da pensare che... forse.. almeno in queste situazioni... essendo il sesso il tema portante... il pezzo forte di tutta la trilogia... chissà che si trovi qualche briciolo di originalità... Macché! 
Anche qui la solita solfa: Christian che si eccita come un grillo non appena Anastasia lo guarda, che poggia la sua erezione su una parte, ogni volta diversa, del suo corpo; Anastasia che va in estasi non appena la si tocca, spinta dalla sua "dea interiore";  Anastasia che appena Christian sussurra le paroline magiche: "forza piccola, godi per me",  viene travolta da un orgasmo violento, urla disumane di lei, urla disumane di lui....
Tutto ciò viene ripetuto dalla prima pagina del 1° libro all'ultima pagina del 3°, senza che venga mai modificata una sola virgola e il tutto, ovviamente, a discapito di un'analisi psicologica dei personaggi. 
E a questo proposito mi chiedo: coloro che affermano che  uno dei punti forza di questa trilogia è l'analisi psicologica (!?!), hanno letto gli stessi libri che ho letto io?  
Perchè è proprio qui che sta il difetto peggiore della trilogia, che è anche l'unica differenza da Twilight: i libri si concentrano SEMPRE e SOLO su scene di sesso: Anastasia che fa sesso con Christian, Christian che sesso con Anastasia, STOP!!! (a differenza di Bella ed Edward che non ne fanno per nulla).Tutto il resto non esiste: niente descrizioni dell'ambiente e delle situazioni, niente approfondimento del carattere dei personaggi, niente interesse per la trama, niente suspence, tutto inosservato. Nemmeno fai in tempo a leggere qualcosa di diverso dalle scene di sesso, che ecco ritrovarti nuovamente alle prese con Christian e Anastasia attorcigliati. Un libro scritto in questa maniera NON può considerarsi un libro, meno che mai un bel libro, "uno dei migliori libri scritti negli ultimi anni". Può incuriosire sicuramente e io non ho niente da ridire su chi desidera leggere l'intera trilogia (io sono la prima che l'ha fatto), ma da qui ad affermare che ci troviamo davanti ad un capolavoro ci vuole davvero molto coraggio. I capolavori, ma anche i libri scritti bene sono ben altri, sono i libri che sanno emozionarti, che sanno farti entrare nella storia, che sanno farti affezionare ai personaggi, che ti fanno ridere, ti fanno piangere, che ti fanno provare un briciolo di tristezza quando finisci l'ultima pagina e ti rendi conto che la storia che tanto hai amato, è purtroppo terminata.
E tutte queste emozioni la signora James non è riuscita a farmele provare.
by Pamy


Link al video
 http://www.youtube.com/watch?v=OljQArzUoac

venerdì 31 maggio 2013

Fai un buono swing con Sing sing sing


Esistono alcuni brani dei quali si potrebbe non sapere nulla: chi è l'autore, chi li interpreta, cosa vogliano dire attraverso il testo, a volte il titolo addirittura risulta sconosciuto ma, quando capita di ascoltarle... Ecco che l'orecchio istantaneamente  riconosce le note e ci ritroviamo ad esclamare: "Accidenti, ma io questo brano lo conosco".
E' quello che è accaduto a me ascoltando Sing sing sing with a swing. Leggendo il titolo si comprende che questo brano ha a che fare con il genere Swing, difatti  è stato scritto nel 1936, nel periodo di massimo splendore dello swing.
Formatosi grazie al lavoro di musicisti bianchi che permisero allo Swing di diventare un genere di successo commerciale e radiofonico, esso riesce a raggiungere la celebrità anche grazie ad alcune innovazioni che porta sul campo della musica:
1) le Big Band (letteralmente grandi band), composte da un numero vastissimo di elementi, molti più di quelli che si erano visti fin ad allora;
2) il ritmo. Il termine Swing deriva dal verbo inglese To swing che significa "saltellare, dondolare". Il ritmo dei brani swing si caratterizza proprio per essere saltellante e dondolante, travolgente, in grado di far scatenare e ballare chiunque l'ascolti.
Una delle canzoni più rappresentative di questo genere è  proprio Sing sing sing with a swing di Louis Prima. Il titolo (che in un primo momento doveva essere Sing Bing Sing, per omaggiare l'attore e cantante Bing Crosby) ci fa capire subito che la canzone è un omaggio all'arte di cantare e di suonare lo swing, uno swing "buono" come detto nel testo e come è testimoniato dalla parte strumentale, fatta di trombe, tromboni, batteria...A questa si affiancano parti cantate che si concentrano, come già detto, sull'importanza di cantare, soprattutto di cantare con un buono swing. 
Il brano di Louis Prima fece molto successo e, come ogni canzone celebre, se ne fecero molte cover nel corso degli anni; tra queste la più famosa risale al 1937 ad opera di Benny Goodman, il Re dello swing. Una cover, la sua, abbastanza particolare, sia per la sua lunghezza, sia per il fatto di presentare solo parti strumentali, nessun intervento cantato, come invece avviene nell'originale. Nonostante queste differenze, il brano divenne un cavallo di battaglia di Goodman e la sua orchestra, raggiungendo una celebrità e una qualità musicale pari a quella dell'originale.
Brano da ascoltare perchè, nonostante l'epoca swing sia passata da molto, riesce sempre a travolgere con il suo ritmo scatenato.
Buon ascolto                                   
By Pamy

Link alla recensione video della canzone by Nella tana della bianconiglia
http://www.youtube.com/channel/UCRpXiZRwDqKKAyaRc-KZ0tA
Link alla versione di Louis Prima
http://www.youtube.com/watch?v=WGM2HPM6BDc
Link alla versione di Benny Goodman
http://www.youtube.com/watch?v=r2S1I_ien6A

giovedì 15 novembre 2012

Troppa gente in questa cabina

Tra i numerosi film interpretati dai Fratelli Marx, Una notte all'opera è considerato uno dei migliori, nonostante l'abbandono del fratello Zeppo e il passaggio dalla  Paramount alla Metro- Goldwyn-Mayer la quale, grazie anche all'intervento del famoso produttore Irving Thalberg, ridimensiona la comicità dei tre fratelli, creando un film dove le gag fossero in numero minore, ma di alta qualità comica e donando, allo stesso tempo, un certo percorso logico alla trama del film (l'esatto contrario della Paramount che lasciava esprimere a pieno la comicità dei Marx a discapito però di una trama abbastanza priva di logica). 
Forse è proprio in questa rinnovata comicità che si può ritrovare il motivo di un simile successo e il risultato del lavoro fatto da Thalberg si può notare in molte scene del film, una su tutte la scena della cabina.
In questa scena, Otis B. Driftwood (Groucho) si ritrova a dover sostare, durante un viaggio in nave verso l'America, in una cabina molto molto stretta tanto che, una volta fatto entrare il suo enorme bagaglio, ad Otis rimane a malapena lo spazio per muoversi. Come se non bastasse dalla grossa valigia dell'uomo escono il tenore Riccardo (Allan Jones), in viaggio clandestinamente (perché senza denaro) per raggiungere la sua amata a New York, accompagnato da due folli compagni, Fiorello (Chico) e Tomasso (Harpo), quest'ultimo sofferente di un'insonnia che passa solo quando dorme.
Otis non ha certo l'intenzione di farli rimanere nella sua cabina, sta aspettando  Mrs. Claypool  per un appuntamento e non vuole avere intrusi in giro, Fiorello promettere che andrà via insieme ai suoi compari, ma solo dopo aver mangiato; Otis chiama allora lo steward e prenota una grossa varietà di leccornie, abbondando soprattutto con uova molto sode. Pare che presto la cabina diventerà un minimo più spaziosa, ma subito dopo ecco arrivare le cameriere che devono pulite la cabina, seguite dall'idraulico che deve aprire il riscaldamento, dall'estetista per fare la manicure, dall'assistente dell'idraulico, perfino da una ragazza in cerca della zia Minnie, dalla donna delle pulizie, dagli stewards con le portate...
In meno di tre minuti l'intera cabina si riempie di una marea di gente che a malapena riesce a muoversi, schiacciandosi e ostacolandosi a vicenda, fino a quando la cabina finisce letteralmente per scoppiare addosso a Mrs. Claypool che, ignara di tutto, si stava recando da Otis per  l'appuntamento.
Bastano pochi minuti di pellicola per apprezzare l'originalità di un divertentissimo film e dei suoi interpreti.



                                                                                                                                   By Pamy