martedì 18 febbraio 2014

Che fine ha fatto Ron Weasley?

- EnneEffe -

Erano in tre: Harry, Hermione e Ron. 
Amici inseparabili, compagni di mille avventure. 
Al pari di Sam per Frodo, se non ci fossero stati Ron e Hermione Harry sarebbe uscito dalle sue disavventure mille volte con le ossa rotte, SE ne fosse uscito. 
E' grazie alle geniali intuizioni e le opportune nozioni di Hermione, alle insospettabili abilità di Ron, che Harry è uscito sempre vittorioso dagli scontri con Voldemort. Sempre in tre, sempre uniti. Nella buona e nella cattiva sorte. 
Che divertimento quelle giornate trascorse alla "Tana" o in volo sulla macchina magica, con Ron sempre al fianco di Harry. 
Ma, dopo che i pesanti portoni del castello di Hogwards si sono chiusi e con essi è calata la parola "fine" sulla lunga saga di Harry Potter, Ron che fine ha fatto?
Smessi i panni dei maghetti, i numerosi attori che hanno preso parte ai film, hanno dovuto trovare una nuova occupazione. Fra tutti, quello che ha riscosso il maggior successo è stato sicuramente Cedric Diggory - alias Robert Pattison -  morto per mano, anzi bacchetta, di Voldemort, e "resuscitato" come vampiro nei panni di Edward di Twilight. Guardando la Tv è capitato di aver visto Harry Potter/Daniel Radcliff; Hermione Granger/Emma Watson - promuovere spettacoli teatrali o film, l'uno in The woman in black; l'altra in Bling Ring Noah, per citarne alcuni. Persino il perfido Draco Malfoy/Tom Felton si è visto, meritatamente, in un film "a parte Harry Potter", cioè nell'Alba del pianeta delle scimmie.
Invece Ron Weasley/Rupert Grint, oltre al film in viaggio con Evie (al fianco di Julie Walters, ovvero mamma Weasley) e il bel videoclip del singolo Lego House di Ed Sheeran, quale altro lavoro di un certo rilievo ha fatto? 
Eppure fra i tre, era sicuramente il più simpatico.
Meno "prescelto" di Harry, famoso di riflesso e spesso sottovalutato, Ron invece è un personaggio molto interessante già sulla carta, sullo schermo l'attore Rupert Grint lo ha interpretato alla perfezione. Come dimenticare la tenerezza delle prime inquadrature del piccolo Ron in treno con il naso sporco?

E che dire della straordinaria mimica nelle scene in cui si trova faccia a faccia con l'orripilante Aragog o quando commenta: "che brutta idea, che brutta idea" osservando terrorizzato Lupin trasformato in lupo mannaro?





Ma anche infatuato di Lavanda Brown affatturato da Romilda Vane, innamorato di Hermione, addolorato per la morte di Fred, geloso, arrabbiato, dolce, ecc.ecc...

Bravo, indubbiamente bravo, ma allora perché? Perché fra tutti, Rupert Grint è quello che lavora meno? Quello che riscuote meno successo "a parte Harry Potter"?
CHE PECCATO!!! 
Ho sempre personalmente ritenuto che il successo di un artista lo si misuri principalmente dalle emozioni che riesce a comunicare, magari può non esserci una perfetta professionalità, ma se si possiede quella misteriosa capacità di emozionare, si entra direttamente nel cuore del pubblico.
Beh, ho sempre ritenuto che Rupert Grint questa capacità la possedesse, più di Daniel Radcliff. Quando lo guardavo nei panni di Ron dicevo a me stessa e anche agli altri: "questo è uno che se non si perde, farà molta strada!" Il mio timore era che si perdesse nelle spire di un successo planetario e difficile da gestire per chiunque a maggior ragione per un adolescente. Purtroppo, stando ad alcune notizie, qualcosa del genere sembra essere successo, sperando che siano solo delle bufale pare infatti che sia Grint che Radcliff siano stati, o lo sono ancora, abbastanza dediti all'alcol. Dall'altro canto gira anche la notizia che invece di investire i suoi guadagni in auto o case da capogiro, Grint abbia comprato un camioncino di gelati che in attesa dell'autorizzazione alla vendita, distribuisce gratuitamente.
A me comunque, manca molto come attore, sono convinta che Rupert Grint abbia tanto talento da regalare.
Per questo vorrei dirgli: "caro Rupert Grint, ci hai fatto emozionare, sorridere, ridere, piangere.... ci siamo affezionati a te, vorremmo rivederti per ritornare ad emozionarci perché sappiamo che tu ne sei capace".
In attesa di Rupert, godiamoci Ron che in fatto di simpatia è di gran lunga più magico di Harry.

martedì 23 luglio 2013

La signora James e le sue sfumature

Della trilogia delle "Cinquanta sfumature" se ne è parlato tanto e dappertutto, si è detto di tutto e di più con commenti per la maggior parte poco lusinghieri. Mi sorge un dubbio: sarà veramente così? Le 50 sfumature sono davvero tre libri così brutti? Non c'è qualcosa di positivo? In realtà, a ben guardare si!
Vediamo un po'.
Primo elemento positivo: il titolo.
Cinquanta sfumature di grigio (poi di nero e di rosso) è un titolo bello, molto intrigante e fantasioso, quel genere di titolo che attira il lettore ignaro della trama del romanzo e che gli fa pensare: "Però, questo titolo è interessante, quasi quasi mi compro il libro".
Secondo elemento positivo:  l'abilità della scrittrice.
E.L. James, l'autrice dei libri, ha avuto una buona dose di abilità (e furbizia) nell'aver capito cosa i lettori o meglio lettrici, volevano leggere e di scriverlo e, alla faccia di quanti hanno storto il muso davanti alla sua opera, lei ha vinto: ha scritto tre libri di fama mondiale, è diventata una scrittrice conosciuta in ogni angolo della terra e soprattutto ha incassato una montagna di bei soldoni.
Terzo elemento positivo: Mmmmm.........................mmmm.......................mmmm.......................mmm...
Mmmmm..., pare sia difficile trovarlo. In effetti, a parte i due elementi sopra citati, sembra che non ci siano altri aspetti positivi nei tre romanzi.
E, invece, per quanto riguarda gli aspetti negativi tanto sottolineati da tutti?
Una delle critiche maggiori che si fanno alle Cinquanta sfumature è il fatto di riprendere molto fedelmente, ma molto molto, la storia dei romanzi di Twilight, anzi sembra proprio che l'autrice abbia sviluppato la trama dei libri da una fanfiction basata proprio sulla saga di Bella ed Edward, e di esempi a favore di questa tesi ce ne sono parecchi. Analizziamoli:
entrambe le protagoniste, Bella e Anastasia, sono studentesse sui 20 anni circa, con i genitori separati (le madri sono un po' infantili e già risposate mentre i padri fanno vita da single e sono uomini piuttosto burberi), descritte inizialmente come ragazze senza nessun pregio di rilievo, a parte un grande talento per la goffaggine e le brutte figure ma che, nonostante questo, stregano il cuore dell'eterno migliore amico (bello, simpatico ma non degno del loro amore). Poi, man mano che il tempo passa, le due ragazze si trasformano da crisalidi in splendide farfalle; non si sa per quale miracolo, da mezze tacche diventano delle strafighe, capaci di  mandare in orbita il meglio che c'è sulla piazza, ma loro non lo sanno! Modeste!!!
All'improvviso quando meno se lo aspettano, senza saperlo e nemmeno sospettarlo, mentre ruzzolano per terra o rischiano di essere investite da un'auto ecco che fulminano l'esemplare di ragazzo più bello che si possa immaginare, i signorini Edward  Cullen e Christian Grey, ovverosia la quintessenza delle virtù maschili: bellissimi, ricchissimi, acculturati, misteriosi, adottati da una famiglia facoltosa con una sorella fastidiosa e rompiscatole che più non se ne può, irraggiungibili e pericolosi ma pazzi, pazzi delle due ragazze con le quali iniziano una tormentata storia d'amore. 
Tormentata, perchè Edward è un vampiro e Christian è un uomo con strane abitudini sessuali... e tanto Christian è aperto e perverso ad ogni esperienza di letto (e non solo) tanto Edward è casto e vergine, facendo penare non poco Bella, bramosa di attenzioni che vadano oltre un casto bacio e qualche carezza.
Tra alti e bassi, le coppie iniziano il loro rapporto che però, purtroppo, è minato dai mille problemi "di tutti i giorni": si va da lupi mannari a donne pedofile, da anziani vampiri italiani a datori di lavoro molto vendicativi. Fortunatamente Bella ed Anastasia sono due ragazze piene di coraggio e sangue freddo e riusciranno a far fronte a tutte le difficoltà difendendo il loro amore.
Quindi, come ogni romanzo d'amore che si rispetti, tutte e due le coppie coroneranno il loro sogno con una matrimonio da favola, una luna di miele da mille e una notte e, ovviamente, una bella gravidanza indesiderata che provocherà non pochi problemi con tanto di sfuriate e istigazioni all'aborto da parte dei due papà.
Per fortuna tutto si risolverà e le due coppie vivranno una perfetta vita felice, sempre innamorate da morire, per tutta la vita e anche oltre.
Chiaro da questa analisi che le somiglianze tra i due libri sono tante e tante (e non si fermano a quelle sopra scritte), così tante che è difficile pensare ad una coincidenza, è più plausibile pensare ad una scopiazzatura bella e buona e il libro della Meyer ne esce doppiamente vincitore; primo perché è stato copiato, secondo perché è stato copiato male, pur non essendo io per nulla un'amante della saga di Twilight, sicuramente la reputo mille volte migliore delle 50 sfumature. Perlomeno, nella saga di Twilight, una trama, un tema, degli spunti interessanti si possono trovare e il lettore è stimolato ad andare avanti con la storia per scoprire cosa succederà dopo.
Il primo punto è stato risolto
L'altra critica mossa ai libri è che in essi di ripetono fino alla nausea lo stesso tipo di frasi, azioni e situazioni. Esempi?
Non solo Anastasia arrossisce, alza gli occhi al cielo e si morde il labbro almeno 50 volte al giorno (ecco, questo avrebbe potuto essere il titolo: 50 volte al giorno), non solo ci aggiorna ogni minuto/secondo delle reazioni (sconce) della sua "simpaticissima" dea interiore; ma, nei libri, si ripetono all'infinito le profonde riflessioni che i due amanti si scambiano quando discutono ad es. del dramma della fame nel mondo o della forza dell'amore, con frasi tipo: "Anastasia mangia. Forza mangia. DEVI mangiare"; - "Miss Steele sei proprio bella e ti amo tanto", "Oh no Mister Grey, tu sei più bello e ti amo di più io",  discorsi "profondi" che affrontano nei rarissimi momenti di pausa forzata dalla loro attività preferita: il sesso sfrenato in tutti i luoghi, in tutti i modi, in tutte le posizioni e, direi anche, in tutti i laghi.
Chissà, viene da pensare che... forse.. almeno in queste situazioni... essendo il sesso il tema portante... il pezzo forte di tutta la trilogia... chissà che si trovi qualche briciolo di originalità... Macché! 
Anche qui la solita solfa: Christian che si eccita come un grillo non appena Anastasia lo guarda, che poggia la sua erezione su una parte, ogni volta diversa, del suo corpo; Anastasia che va in estasi non appena la si tocca, spinta dalla sua "dea interiore";  Anastasia che appena Christian sussurra le paroline magiche: "forza piccola, godi per me",  viene travolta da un orgasmo violento, urla disumane di lei, urla disumane di lui....
Tutto ciò viene ripetuto dalla prima pagina del 1° libro all'ultima pagina del 3°, senza che venga mai modificata una sola virgola e il tutto, ovviamente, a discapito di un'analisi psicologica dei personaggi. 
E a questo proposito mi chiedo: coloro che affermano che  uno dei punti forza di questa trilogia è l'analisi psicologica (!?!), hanno letto gli stessi libri che ho letto io?  
Perchè è proprio qui che sta il difetto peggiore della trilogia, che è anche l'unica differenza da Twilight: i libri si concentrano SEMPRE e SOLO su scene di sesso: Anastasia che fa sesso con Christian, Christian che sesso con Anastasia, STOP!!! (a differenza di Bella ed Edward che non ne fanno per nulla).Tutto il resto non esiste: niente descrizioni dell'ambiente e delle situazioni, niente approfondimento del carattere dei personaggi, niente interesse per la trama, niente suspence, tutto inosservato. Nemmeno fai in tempo a leggere qualcosa di diverso dalle scene di sesso, che ecco ritrovarti nuovamente alle prese con Christian e Anastasia attorcigliati. Un libro scritto in questa maniera NON può considerarsi un libro, meno che mai un bel libro, "uno dei migliori libri scritti negli ultimi anni". Può incuriosire sicuramente e io non ho niente da ridire su chi desidera leggere l'intera trilogia (io sono la prima che l'ha fatto), ma da qui ad affermare che ci troviamo davanti ad un capolavoro ci vuole davvero molto coraggio. I capolavori, ma anche i libri scritti bene sono ben altri, sono i libri che sanno emozionarti, che sanno farti entrare nella storia, che sanno farti affezionare ai personaggi, che ti fanno ridere, ti fanno piangere, che ti fanno provare un briciolo di tristezza quando finisci l'ultima pagina e ti rendi conto che la storia che tanto hai amato, è purtroppo terminata.
E tutte queste emozioni la signora James non è riuscita a farmele provare.
by Pamy


Link al video
 http://www.youtube.com/watch?v=OljQArzUoac

venerdì 31 maggio 2013

Fai un buono swing con Sing sing sing


Esistono alcuni brani dei quali si potrebbe non sapere nulla: chi è l'autore, chi li interpreta, cosa vogliano dire attraverso il testo, a volte il titolo addirittura risulta sconosciuto ma, quando capita di ascoltarle... Ecco che l'orecchio istantaneamente  riconosce le note e ci ritroviamo ad esclamare: "Accidenti, ma io questo brano lo conosco".
E' quello che è accaduto a me ascoltando Sing sing sing with a swing. Leggendo il titolo si comprende che questo brano ha a che fare con il genere Swing, difatti  è stato scritto nel 1936, nel periodo di massimo splendore dello swing.
Formatosi grazie al lavoro di musicisti bianchi che permisero allo Swing di diventare un genere di successo commerciale e radiofonico, esso riesce a raggiungere la celebrità anche grazie ad alcune innovazioni che porta sul campo della musica:
1) le Big Band (letteralmente grandi band), composte da un numero vastissimo di elementi, molti più di quelli che si erano visti fin ad allora;
2) il ritmo. Il termine Swing deriva dal verbo inglese To swing che significa "saltellare, dondolare". Il ritmo dei brani swing si caratterizza proprio per essere saltellante e dondolante, travolgente, in grado di far scatenare e ballare chiunque l'ascolti.
Una delle canzoni più rappresentative di questo genere è  proprio Sing sing sing with a swing di Louis Prima. Il titolo (che in un primo momento doveva essere Sing Bing Sing, per omaggiare l'attore e cantante Bing Crosby) ci fa capire subito che la canzone è un omaggio all'arte di cantare e di suonare lo swing, uno swing "buono" come detto nel testo e come è testimoniato dalla parte strumentale, fatta di trombe, tromboni, batteria...A questa si affiancano parti cantate che si concentrano, come già detto, sull'importanza di cantare, soprattutto di cantare con un buono swing. 
Il brano di Louis Prima fece molto successo e, come ogni canzone celebre, se ne fecero molte cover nel corso degli anni; tra queste la più famosa risale al 1937 ad opera di Benny Goodman, il Re dello swing. Una cover, la sua, abbastanza particolare, sia per la sua lunghezza, sia per il fatto di presentare solo parti strumentali, nessun intervento cantato, come invece avviene nell'originale. Nonostante queste differenze, il brano divenne un cavallo di battaglia di Goodman e la sua orchestra, raggiungendo una celebrità e una qualità musicale pari a quella dell'originale.
Brano da ascoltare perchè, nonostante l'epoca swing sia passata da molto, riesce sempre a travolgere con il suo ritmo scatenato.
Buon ascolto                                   
By Pamy

Link alla recensione video della canzone by Nella tana della bianconiglia
http://www.youtube.com/channel/UCRpXiZRwDqKKAyaRc-KZ0tA
Link alla versione di Louis Prima
http://www.youtube.com/watch?v=WGM2HPM6BDc
Link alla versione di Benny Goodman
http://www.youtube.com/watch?v=r2S1I_ien6A

giovedì 15 novembre 2012

Troppa gente in questa cabina

Tra i numerosi film interpretati dai Fratelli Marx, Una notte all'opera è considerato uno dei migliori, nonostante l'abbandono del fratello Zeppo e il passaggio dalla  Paramount alla Metro- Goldwyn-Mayer la quale, grazie anche all'intervento del famoso produttore Irving Thalberg, ridimensiona la comicità dei tre fratelli, creando un film dove le gag fossero in numero minore, ma di alta qualità comica e donando, allo stesso tempo, un certo percorso logico alla trama del film (l'esatto contrario della Paramount che lasciava esprimere a pieno la comicità dei Marx a discapito però di una trama abbastanza priva di logica). 
Forse è proprio in questa rinnovata comicità che si può ritrovare il motivo di un simile successo e il risultato del lavoro fatto da Thalberg si può notare in molte scene del film, una su tutte la scena della cabina.
In questa scena, Otis B. Driftwood (Groucho) si ritrova a dover sostare, durante un viaggio in nave verso l'America, in una cabina molto molto stretta tanto che, una volta fatto entrare il suo enorme bagaglio, ad Otis rimane a malapena lo spazio per muoversi. Come se non bastasse dalla grossa valigia dell'uomo escono il tenore Riccardo (Allan Jones), in viaggio clandestinamente (perché senza denaro) per raggiungere la sua amata a New York, accompagnato da due folli compagni, Fiorello (Chico) e Tomasso (Harpo), quest'ultimo sofferente di un'insonnia che passa solo quando dorme.
Otis non ha certo l'intenzione di farli rimanere nella sua cabina, sta aspettando  Mrs. Claypool  per un appuntamento e non vuole avere intrusi in giro, Fiorello promettere che andrà via insieme ai suoi compari, ma solo dopo aver mangiato; Otis chiama allora lo steward e prenota una grossa varietà di leccornie, abbondando soprattutto con uova molto sode. Pare che presto la cabina diventerà un minimo più spaziosa, ma subito dopo ecco arrivare le cameriere che devono pulite la cabina, seguite dall'idraulico che deve aprire il riscaldamento, dall'estetista per fare la manicure, dall'assistente dell'idraulico, perfino da una ragazza in cerca della zia Minnie, dalla donna delle pulizie, dagli stewards con le portate...
In meno di tre minuti l'intera cabina si riempie di una marea di gente che a malapena riesce a muoversi, schiacciandosi e ostacolandosi a vicenda, fino a quando la cabina finisce letteralmente per scoppiare addosso a Mrs. Claypool che, ignara di tutto, si stava recando da Otis per  l'appuntamento.
Bastano pochi minuti di pellicola per apprezzare l'originalità di un divertentissimo film e dei suoi interpreti.



                                                                                                                                   By Pamy

martedì 2 ottobre 2012

Regole per un perfetto autostop


Vi trovate per strada, stanchi, affamati e vi serve un passaggio da un'auto? 
Basta fare l'autostop, e magari Peter Warne potrebbe consigliarvi diversi metodi per gesticolare al meglio con il vostro pollice: il pollice cordiale, ad esempio, significa che si conoscono storielle piccanti, mentre il movimento breve vuol dire che si possiede denaro e che ci si può pagare la benzina da sé, infine il dito implorante, magari accompagnato da uno sguardo pietoso, è utile per provocare compassione nell'autista. Di metodi per fare l'autostop ce ne sono tantissimi ed è lo stesso Peter, trovandosi in mezzo a una strada insieme ad una ragazza, la ricca Ellie Andrews, a dover chiedere un passaggio sfruttando le sue conoscenze ma, ahimè... qualcosa non funziona: sembra che nessuno degli autisti capisca il linguaggio dei pollici. 
Ellie a questo punto si offre volontaria per fare un tentativo, Peter se la ride pensando a cosa mai potrebbe far arrestare un'auto dopo che lui ha provato ad usare il suo pollice in tutti i modi possibili, lei lo rassicura dicendo di avere un suo metodo brevettato e, arrivata al ciglio della strada, attende l'arrivo di una macchina.... quando scorge un veicolo, ecco che improvvisamente alza la gonna fino al ginocchio mostrando una sensuale gamba... Inutile dire che l'autista inchioda immediatamente, e il passaggio è stato preso.
Tra le scene del film Accadde una notte del 1934, diretto da Frank Capra, quella dell'autostop è una delle più famose e tra le più celebri nella storia del cinema, alla quale va il merito di aver ispirando una numerosa serie di parodie e rifacimenti. Insieme alla scena dell'autostop, un'altra nota sequenza del film è quella detta del muro di Gerico, diventata celebre per l'aver sconvolto (all'epoca) non poche persone, mostrando un affascinante Clark Gable a petto nudo, senza nemmeno una canottiera addosso (una leggenda metropolitana racconta addirittura che la vista di Clark Gable a petto nudo provocò un effetto tale che nessuno volle più portare la canottiera). 
La storia dell'incontro tra la viziata ereditiera Ellie e il giornalista Peter, destinati alla fine ad innamorarsi (nonostante le loro differenze caratteriali e sociali) è, secondo lo stesso Frank Capra,una storia semplice per persone semplici, una pellicola che mescola commedia, romanticismo, ironia, piacevole e piena di simpatia; sembra strano pensare che i lavori di produzione furono molto lunghi e complessi. Riprese a tempo di record, budget limitato e soprattutto difficoltà nel trovare gli attori giusti per la parte dei protagonisti: furono diversi gli interpreti che rifiutarono il copione fin quando la scelta non ricadde su Clark Gable e Claudette Colbert, i quali, in realtà, non erano molto felici di lavorare insieme (non provavano molta simpatia l'uno per l'altra) senza contare il fatto che non nutrivano molta speranza nella buona riuscita del film. A dispetto delle loro previsioni e delle varie difficoltà incontrate nel corso della lavorazione della pellicola, Accadde una notte divenne uno dei lavori più famosi e rappresentativi dell'epoca d'oro di Hollywood, fu il primo film a vincere i cinque Oscar maggiori (miglior film, miglior regia, miglior attore e attrice protagonista e miglior sceneggiatura), regalò ai due attori protagonisti l'unico Oscar nella loro carriera e lanciò Clark Gable come sex symbol hollywoodiano. Inoltre il film fu promotore di un nuovo genere cinematografico che, prima di Frank Capra, nessuno aveva voluto o pensato di utilizzare, ossia il road-movie, genere che sviluppa le sue azioni sulla strada con tanto di auto, autobus, motel. 
Per quanto possa sembrare semplice, Accadde una notte, pur non scandalizzando e colpendo più come un tempo, regala una piacevole e divertente visione, ed ha portato nel cinema alcune importanti innovazioni, basta questo a fargli meritare un posto tra i migliori film di Hollywood.
Buona visione





                                                                                                                                                                   
                                                                                                                                                 By Pamy

martedì 28 agosto 2012

E' il mio riflesso o no?

Groucho Marx, con camicia da notte, cappellino e immancabili baffi che scappa per una grande casa, un momento però... Questo è Harpo travestito da Groucho, che scappa dal Groucho originale, dopo aver tentato di rubare alcuni importanti documenti; nella corsa però non si accorge della presenza di un grande specchio e ci va a sbattere contro frantumandolo in mille pezzi. Che fare adesso, che fare? Groucho sta arrivando, attirato dal rumore dei vetri rotti, e lo scoprirebbe subito, a meno che... Groucho intanto è arrivato e si ferma di colpo a guardare il suo riflesso allo specchio con fare sospettoso: "Sono io quello che ho di fronte o no?" sembra domandarsi. Per togliersi ogni dubbio inizia a "mettere alla prova" l'altro sé: smuovere il sedere,mettersi carponi, camminare saltellando o su di una gamba sola, inscenare passi di danza, scambiarsi persino di "posto" e raccogliere il cappello caduto dalla mano del suo riflesso...  "Questo sembra essere proprio il mio riflesso" pensa alla fine Groucho, ma ad un certo punto ecco arrivare un secondo riflesso. Un altro Groucho con camicia da notte, baffi e sigaro? Com'è possibile? E' un altro sosia in realtà, si tratta di Chico, anch'esso travestitosi, che invade la "scena" di Harpo, quest'ultimo tenta di allontanarlo ma inutilmente, un riflesso andava bene ma due sono troppi, e ad entrambi  non resta che scappare.
Lo stratagemma di Harpo non è riuscito nel suo intento, ma è stato capace di regalare tante risate insieme ad una forte dose di comicità e genialità in una delle scene più famose del cinema: La scena dello specchio. L'idea di un finto riflesso che si muove come se fosse quello vero non nasce con i fratelli Marx, infatti fu utilizzata già da Charlie Chaplin nel film del 1916 Charlot caporeparto, e da Max Linder in Seven years bad luck del 1921. I fratelli Marx ne fanno una parodia seguita da tante altre nel corso degli anni (molte proposte da cartoni animati come, Tom e Jerry, Topolino, Bugs Bunny) ma la versione dei Marx è talmente ben riuscita da poter essere scambiata per quella originale. Contenuta nel film del 1933 La guerra lampo dei fratelli Marx (Duck soup nella versione originale) pellicola tra le più riuscite dei celebri fratelli, ne è una delle migliori scene, e non potrebbe essere altrimenti, vista la sua irriverente comicità, sempre divertente e mai inattuale. Sono passati quasi ottanta anni dall'uscita nelle sale di Duck soup, ma la genialità dei fratelli Marx non ha età, le risate e il divertimento sono sempre assicurati. 




                                                                                                                     By Pamy

giovedì 2 agosto 2012

Terrorizzati.... da un pupazzo!


Un pupazzo a forma di gorilla muscoloso e terribile che combatte contro un altro pupazzo rappresentante un tirannosauro. Si può avere paura di una scena del genere? Impossibile, nemmeno i bambini, oggigiorno, temerebbero due pupazzi che lottano ferocemente tra di loro. Oggigiorno, ma non nel 1933 quando non solo i bambini, ma anche e soprattutto gli adulti, fissavano terrorizzati lo spaventoso gorilla che lotta con un altrettanto terribile tirannosauro oppure con un enorme serpente o ancora con un pterodattilo, il tutto per salvare dalle loro grinfie una minuscola (rispetto alle loro dimensioni) donna bionda, impaurita tanto quanto gli spettatori. Non si tratta di un orribile caso di persone sfortunate capitate in un'isola abitata solo da creature gigantesche e bellicose, ma di una delle storie più famose della cinematografia: quella di King Kong.   
Conosciuta dal mondo intero, nel lontano 1933 l'enorme gorilla terrorizzava la gente. Perchè? Prima di tutto perchè Kong, fino al 1933 era un perfetto sconosciuto: nacque infatti qualche anno prima grazie ad un progetto dello scrittore Edgar Wallance (che morì dopo poco tempo senza avere possibilità di vederlo realizzare). Oltre all'idea dello scrittore, la presenza, per la prima volta in uno zoo americano del più grande rettile vivente (il dragone Komodo) affascinò tanto due documentaristi Merian C. Cooper e Ernest Beaumont Schoedsack da spingerli a creare un film che avesse per protagonista un essere gigantesco e primordiale. Si scelse quindi per la parte del protagonista non un rettile gigante ma un gorilla gigante. Ma come far apparire sugli schermi un immenso e maestoso gorilla che sovrasta con la sua stazza gli altri protagonisti del film (umani) e capace di atterrire non solo loro ma soprattutto il pubblico?  
Per rendere al meglio l'imponenza, l'aggressività dell'enorme gorilla i creatori di King Kong e l'animatore Willis O'Brien si servirono di un pupazzo alto solo 50 cm, (ingrandito ovviamente di molto sullo schermo)  mosso con la tecnica dello stop-motion; oltre a questo vennero utilizzati anche effetti speciali innovativi per l'epoca, alcuni dei quali continueranno ad esistere a lungo, fino all'avvento del digitale.  
Grazie a questo ammirevole lavoro i creatori di King Kong riuscirono a suscitare paura e terrore nelle tante persone che hanno visto la pellicola: il film venne considerato nel 1938 il più violento della storia del cinema. Ai giorni nostri sembra questa un'affermazione azzardata, ma non bisogna dimenticare quanto la percezione della paura e della violenza fosse diversa da quella che abbiamo oggi. Abituati come siamo a film horror pieni di scene cruente, ad affetti speciali sempre più realistici e a fatti di cronaca che ogni giorno portano la notizia di omicidi, violenze, uccisioni, anche la nostra percezione della violenza è necessariamente cambiata. Quello che ci terrorizza oggi, tra cinquanta anni potrebbe far sorridere i nostri figli, così come adesso noi sorridiamo alle scene di lotta tra King Kong e gli altri esseri primordiali dell'isola, scene che però non devono essere considerate ridicole, ma anzi vanno apprezzate enormemente per il grande lavoro di ingegno e pazienza che ci sta dietro 
Oltre all'indubbio lavoro tecnico presente in questa pellicola, la storia di King Kong è fatta anche di altro. Quella di Kong è appunto una storia, una storia d'amore, una impossibile storia d'amore: la storia tra il gorilla e la donna da lui rapita, colei che il gorilla non mangia come le sue altre vittime, in quanto  sorpreso e incuriosito da questa strana creatura con i capelli color dell'oro, tanto sorpreso e incuriosito da innamorarsene in poco tempo. Dal canto suo lei dopo esserne stata inizialmente terrorizzata, pian piano si rende conto di essersi innamorata a sua volta del mostro. Ma è un amore che può durare questo? No, perchè, una volta catturato e portato a New York come l'ottava meraviglia del mondo dal crudele regista Carl Denham, Kong si ribella e giunto sull'Empire State Building, dopo aver preso con se la sua amata e tentato di combattere contro gli aeroplani che lo assalgono e colpiscono, si lascia cadere dal grattacielo, ormai esausto e ferito, per morire. 
E' questa la storia di Kong, una storia triste che alla fine anche nello spettatore, prima terrorizzato da questa creatura, suscita un nuovo sentimento: una sorta di pietà e tenerezza nei confronti di questo scimmione e porta a constatare che, tutto sommato il vero mostro è chi lo ha strappato dalla sua terra natia per portarlo in un luogo a lui sconosciuto e spaventoso. La storia di King Kong ha subito affascinato e continua ad affascinare negli anni,  con remake (l'ultimo di Peter Jackson nel 2005) e un sequel prodotto nello stesso anno dell'uscita del film, a dimostrare la fama enorme scatenata da questo enorme gorilla, tanto mostruoso quanto amato.




                                                                                                                               By Pamy